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Pubblicato su Passioni il Giugno 30, 2009 da cyberchef

Regalo di compleanno

Quest’anno e’ un anno un po’ particolare, stavo aspettando il mio compleanno con particolare frenesia, ne ignoro il motivo, non sono uno che tiene particolarmente alle ricorrenze o altro. Ma al momento questo e’ il mio umore, sara’ anche a causa della scarsa serenita’ al lavoro.
Tornando al mio genetliaco tra le altre cose, ho ricevuto da un amico un regalo particolare, sicuramente impegnativo, un oggetto che forse e’ piu’ corretto definire: il gadget tecnologico del momento. Adesso non voglio mettermi a fare pubblicita’ o evangelizzazione, ma trovare in questi tempi un oggetto e specialmente un telefono che mantiene il proprio prezzo fisso per un anno e’ certamente un evento.

ippone
In conseguenza dell’oggetto di cui sopra ho avuto in dono un case in pelle e una coppia di auricolari coordinati. Oltre a cio’ un sacco di auguri, come da anni non ricevevo, tra i quali oltre ai consanguinei ricordo il notissimo Carlo di Tecnica Arcana e il presidente William che come ulteriore regalo mi ha aiutato con paziente assistenza onphone a rendere il mio giochino nuovo ancora piu’ divertente (leggi sbuzzo®) ;-)

Ringrazio tutti coloro che hanno reso il mio 46esimo compleanno un evento da raccontare ai nipotini :-)
insieme al viaggio in sidecar dello scorso Febbraio ;-)

Battesimo

Pubblicato su Passioni con i tag , , il Maggio 26, 2009 da cyberchef

Che dire, buon sangue non mente. Vi invito al battesimo del blog di un noto pilota di Trial, che si concesse il lusso di andare in Valsesia a fare una gara di campionato italiano, e VINCERE!!!! Qui sotto trovate l’indirizzo se volete partecipare alla cerimonia. Nel frattempo rinnovo i complimenti al pilota oltre che al blogger :-)

miky

http://mikytrial95.wordpress.com/

Condivido pienamente

Pubblicato su sensazioni e meditazioni il Maggio 11, 2009 da cyberchef

Ho ricevuto qualche giorno fa da una cara amica questo testo che condivido e pubblico con la speranza che l’autore non ne sia contrariato:

“Ma io per il terremoto non do neanche un euro…”

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le
popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il
pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto
telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti
alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né
vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici,
al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no –
stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento,
da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficenza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano
generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi
perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa
Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficenza, fa da
pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire,
stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci
siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le
responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i
soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per
fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si
rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi
specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con
le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla,
ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati.
In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio
bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho
pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha
letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato,
riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand.
Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del
terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la
politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di
politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che
è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che
calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà
che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni,
prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io
devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’
dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente
postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui
bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un
giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un
albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio
scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico
Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun
criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi
7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo
scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una
scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per
una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare
arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali
ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo
pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone
per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio
solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà,
penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non
parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che
sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo
saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo
Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per
un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum.
Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre
più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché
rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un
rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come
se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse
solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le
costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della
televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a
raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti
morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che
penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo

Oratina

Pubblicato su Ricette, Secondi con i tag , il Maggio 10, 2009 da cyberchef

Visto che mi scarseggia il tempo posso postarvi una ricettina veloce,stimolata dall’abbondante incetta di orate che mio suocero, pescatore da riva di ottimo livello sta facendo in questi giorni.

Ingredienti: (per 2 persone)

Orata g 600/700

Patate g 400

Olive taggiasche in salamoia g 50

Olio di oliva g 40

Vino bianco dl 1/2

Prezzemolo q.b.

Aglio n. 1 (spicchio)

Procedimento:

Pelate e affettate le patate poi sciacquatele in acqua corrente per alcuni minuti. In un tegame largo che possa andare in forno mettete l’olio l’aglio e il prezzemolo tritati, se vi piace anche un pizzico di peperoncino. Rosolate leggermente poi aggiungete le patate, il vino bianco e le olive, salate leggermente (le olive sono salate) Coprite con un coperchio e mettete in forno per circa 10/15 min a circa 180° C.

Nel frattempo sfilettate l’orata partendo con un coltello possibilmente sottile e flessibile partendo dal dorso del pesce seguendo la lisca con la lama. Una volta staccato il filetto superiore, capovolgete il pesce e staccate l’altro.

Lavate i filetti e lasciateli sgocciolare. Prendete un pezzo di carta di alluminio, ungete leggermente con un filo d’olio il centro del foglio; ponete un filetto, spolverate di sale, coprite con la meta’ delle patate cotte in precedenza.

cartoccio aperto

Richiudete il cartoccio.

cartoccio chiuso

Fate lo stesso con il pesce rimasto. Una volta pronti i cartocci infornateli per circa 10 minuti a 180° C

Potete anche prepararli, poi metterli nel frigorifero e cucinarli anche il giorno seguente. Ricordate pero’ che se sono freddi dovete allungare il tempo di cottura. Meglio lasciarli a temperatura ambiente per almeno 10-15 minuti

Servite ben caldo, magari per chi lo apprezza con una bottiglia di Pigato d’Albenga.

GIUSTIZIA : se ci sei batti un colpo!!!!!!!!!

Pubblicato su Passioni con i tag , il Aprile 24, 2009 da cyberchef

Parliamo di Trial, riporto il commento riguardo ad un’ingiustizia subita da mio nipote

controversie al regionale ..le parole di Mirko Bianchi
Con l’appuntamento del 5 aprile a Borno si e’ concretizzata ancor piu’ un ingiustizia nei confronti di un nostro giovane e bravo pilota: Mirko Bianchi. Avevo gia’ accennato ad alcuni suoi problemi di natura burocratica(o giu’ di li’) sin dal primo appuntamento regionale.Ma e’ proprio a Borno con la compromissione della sua brillante gara che il buco organizzativo del regolamento regionale ha causato danno e ingiustizia.
Ora arrivo a spiegare…Mirko quest’anno si e’ dotato di una nuova Beta 125..Un passaggio importante sotto ogni punto di vista…per poter dar ancor piu’ sfogo alle sue potenzialita’. Dall’ aspetto agonistico non ha avuto presentimento di alcuna complicazione in quanto fino allo scorso anno la presenza di alcuni 125 era tollerata. I problemi sono nati quando alla prova del regionale non c’erano sufficienti(meno di tre) concorrenti della sua categoria dotati di 125 per poter fare una sotto categoria. Cosi’ al via la commissione di gara aveva deciso a una penalizzazione di 10 punti a gara..da prolungarsi per tutto il campionato.Nell articolo della gara di Borno avevo gia’ accennato alla vicenda, ma in settimana(anzi mi scuso con Mirko per il ritardo della diffusione di questa notizia)ho ricevuto un email chiarificante da Mirko..riporto e in parte riassumo cosi le sue parole..piene di rabbia e di tanta delusione…

spiego tutta la storia:
1. La prima gara mi hanno assegnato 10 punti in piu’ di penalita’,un po’ tantini, e la gara e’ andata come e’ andata…
2. Giunti alla gara di Borno..con Panteghini e tutti i verdi riuniti, decidiamo di scendere a 5 punti, che in fondo mi stanno bene.

3. Siccome anche con quei 5 punti davo fastidio e senza di essi sarei arrivato 2°.. il primo in classifica, decide di andare a protestare in direzione gara!cosi’.. a gara finita,Mentre ritiravo la moto dal parco chiuso,mi dicono di chiamare mio padre.aspetto un bel po’ in macchina assistendo pero’ alla discussione piuttosto accesa.. e ad un certo punto, mi chiamano.. vado li’ (di corsa) e cosa scopro… Mi vogliono squalificare da tutte e due le gare svolte e mi impongono questa decisione: o stai nei blu ..o te ne vai (in poche parole).sul momento ho accettato di fare i blu.
Dopo aver sentito Gigi(colombo) e aver discusso in famiglia (mia madre era furibonda e lo e’ tuttora), non avendo pagato l’iscrizione a tutte le gare di campionato,.. abbiamo deciso di non dargli piu’ soldi e di andare a fare qualche altra gara, al di fuori del regionale Lombardia. Siamo giustamente indignati (qui ho censurato parecchio)..Se questa e’ sportivita’!
Ciao, Mirko
Lascio a voi i commenti…Io esprimo tutta la mia solidarieta’ a Mirko e penso si uniscano a me tutti i soci del motoclub e chi ha visto in piu’ occasioni l’impegno e la bravura di Mirko..
E mi spiace che si sia trovato in una situazione paradossale dove un regolamento forse poco chiaro e’ stato interpretato tutto a suo sfavore…Pero’ aggiungo un personale appunto..non lasciare che questo sovrasti la tua voglia di gareggiare!!

Questo e’ il sorriso e l’entusiasmo che un pasticcio federale non puo’ smorzare!!!!

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F.BOSCHI

fonte: http://www.teamcecotto.com/newhomepage/homepage.htm

Upgrade

Pubblicato su Passioni con i tag , il Aprile 24, 2009 da cyberchef

Chi pensava che l’operoso Fratellone fosse ormai pago del risultato ottenuto col piccolo sidecar rosso si e’ sbagliato Giusto oggi nel tardo pomeriggio ho potuto provare anche se solo per pochi metri, ma libero come l’aria e senza l’obbligo del casco, il “treruote” ormai pronto per partire per la seconda omologazione, ma stavolta con le ruote a profilo piatto, come si addice ad un mezzo di trasporto con queste caratteristiche :-) Eccovi alcuni scatti con i cerchi e le scarpe nuove nuove.

Al profano potrebbe sembrare un banale cambio gomme, ma in realta’ il lavoro e’ stato ben piu’ impegnativo: sostituzione cerchi con montaggio su misura dei mozzi sui nuovi componenti, risitemazione parafanghi con modifiche di una certa entita’ agli attacchi. Adesso poi il sidecar partira’ per la nuova omologazione che comportera’ un altro giro del veicolo fino a Parma e da li’ fino in Germania, mio fratello da ascoltatore di una radio concorrente non vede l’ora che sparisca dalla targa la sigla DJ. Voglio rassicurarlo, oggi pomeriggio ho visto uno scooter targato DL ;-)

Non vedo l’ora di riprovarlo sulla strada, e a dire il vero il capomeccanico mi ha proposto di riprovare anche quello blu, dopo il viaggio invernale secondo il suo parere, dovrei essere preparato a governarlo con relativa sicurezza: staremo a vedere

Un buon fine settimana a tutti coloro che passano di qui: Cyberchef

Scoramento totale

Pubblicato su sensazioni e meditazioni con i tag , , il Aprile 9, 2009 da cyberchef

Vorrei che qualcuno potesse aiutarmi a capire… Io sono in evidente stato confusionale… Ma e’ mai possibile che al giorno d’oggi non si possa lavorare serenamente? Perche’ una persona che ha passato quasi 30 anni a fare del suo meglio sul posto di lavoro si rende conto che essere seri e professionali non serve a nulla. Ho l’impressione tutt’altro che vaga che e’ meglio essere considerati dei rompi… si ottiene piu’ rispetto. Io non credo di pretendere la luna, ma vorrei solo rispetto ed un minimo di collaborazione. Chissa’ quanto potra’ reggere ancora il mio sistema nervoso.

Buonanotte a tutti, anche a chi mi vuole male

Orgoglio di genitore

Pubblicato su Passioni con i tag , , il Marzo 17, 2009 da cyberchef

Vi ricopio pari pari una mail che ho ricevuto da mio fratello maggiore questa mattina

Ieri gara quasi perfetta in una splendida giornata di sole. Prima di tutto va detto che il “personaggio” che ha inventato l’inghippo dell’handicap nel regionale in queste gare non ha voce in capitolo quindi Mirko è già arrivato a Montecrestese molto più sollevato. All’iscrizione abbiamo avuto notizia dell’inserimento della classe in cui partecipa lui è stata inserita tra quelle degli adulti con il declassamento (vuol dire che i verdi junior fanno le zone gialle dei senior, i blu junior fanno le verdi e così via … ). Immagina la felicità di Mirko quando ha saputo che finalmente avrebbe fatto una gara vera insieme ai grandi ed il relativo trasferimento. Alle 10,07 partenza ed io a seguirlo con la pesante Cagiva gentilmente offerta da Giuseppe, per altro a lungo osservata da amici e “colleghi”. Due giri con inserite 12 zone, un bel percorso, per mia fortuna non troppo impegnativo dato il mezzo in dotazione. Il primo giro si conclude a solo 6 penalità, gli occhi di Mirko iniziano a brillare … Si parte per il secondo e pare che inizi pure meglio ma a circa metà percorso gli si spegne la moto in zona, ancora non ha capito se la colpa sia del suo “fettone” destro che puntando leggermente sul freno con la frizione non completamente staccata abbia creato il guaio o la colpa sia della moto (prima e unica volta che capita) fatto stà che si becca un bel 5 …
Recupera ancora qualche piccolo punticino dagli errori del primo giro ma all’ultima zona, forse per colpa della stanchezza, incastra la ruota anteriore tra le piante e fatica non poco per tirare fuori la moto senza arretrare (e fare un altro 5). Morale della favola totale del punteggio 17, e lunga attesa per vedere sui tabelloni elettronici comparire la classifica poi finalmente quando arriva alla consegna del cartellino anche l’ultimo pilota compare il risultato : terzo ! E poteva andare meglio … ma non posso nemmeno lamentarmi troppo, praticamente ha fatto le zone che facevo io ai tempi, ma così non sono mai arrivato ! Per giunta se inserissimo il suo punteggio tra gli adulti sarebbe arrivato secondo …
Oltretutto sempre il famoso “personaggio” una volta aggredito da chi è venuto a conoscenza dei fatti si è scusato con Mirko dopo le premiazioni ed ha promesso che alla prossima gara rivedranno la cosa … Che sia arrivato finalmente un anno propizio ?

Mirko e’ il figliol prodigo della situazione, mentre il personaggio misterioso e’ legato al mondo dell’agonismo del trial almeno per quanto riguarda la regione Lombardia, purtroppo per carenza di piloti nella gara che inaugurava la stagione agonistica e soprattutto la nuova moto del pilota e’ successo che hanno unito due categorie di conducenti penalizzando quelli piu’ maturi, rendendo di fatto impossibile raggiungere il podio per questi ultimi.

Purtroppo sul sito ufficiale della manifestazione www.masterbeta.it/ non ci sono ancora le foto della gara, ma postero’ delle foto scattate il giorno in cui il giovanotto ha preso in mano per la prima volta la sua 125 nuova fiammante. Nelle foto c’e’ anche il gemello che preferisce una moto piu’ cattiva, mi spiace che non possiate sentire il rombo del suo motore, non ha nulla da invidiare alle piu’ blasonate grosse cilindrate

Credo che mio fratello oggi camminasse con i piedi ad almeno 60-70 centimetri da terra: non posso certo biasimarlo.

I piu’ sinceri complimenti al giovane talento e i migliori auguri per le prossime gare al pilota ed al suo Seguidores

Aspettiamo l’evoluzione del campionato :-)

Forza Mirko!!!!!

Pasta per Bignole

Pubblicato su Dolci, Ricette con i tag , il Marzo 10, 2009 da cyberchef

Questa volta riprendo l’argomento cucina, voglio proporre la pasta per bignole, non e’ per niente difficile ed inoltre una volta cotte le bignole si possono mangiare come aperitivo, farcendole con delle mousse al tonno, prosciutto, etc etc. Oppure come primo piatto per esempio farcendole con della fondute, ricoprendole di besciamella e gratinandole in forno. Si possono fare delle squisite patate mischiando l’impasto ad una pari quantita’ di patate lessate e passate al setaccio, o piu’ velocemente al passaverdura. Quest’ultime saranno poi fritte formando degli anelli su un foglio di carta da forno e poi adagiate nell’olio bollente in modo che si stacchino senza deformarsi, oppure direttamente porzionate con un cucchiaio e fritte nell’olio sempre ben caldo. Io di solito lo tengo a 170°. Naturalmente si possono riempire di crema, panna o quello che piu’ vi piace oppure in occasioni carnevalesche si puo’ aggiungere un poco di zucchero, delle uvette, o dei canditi o del cocco rape’ e poi friggere e dopo aver scolato le frittelle, cospargerle mentre sono ancora calde con zucchero semolato.

Eccovi la ricetta che uso io.
Ingredienti:

Acqua l. 1/2
Burro g. 150
Farina g. 300
Uova intere n 8 – 9
Sale g. 10

Procedimento:

Mettete a bollire in una pentola bassa e larga, l’acqua col burro ed il sale.

inizio
Quando il burro si sara’ sciolto unite in un colpo solo la farina e girare energicamente con una spatola di legno.

aggiunta-la-farina

Quando l’impasto dopo qualche minuto di cottura si stacchera’ dalla pentola lo ponete a raffreddare steso su un piano di marmo o in mancanza di questo su un vassoio.

a-raffreddare
Una volta raffreddato inizierete ad aggiungere le uova.

le-uova

Se disponete uno sbattitore risparmierete un bel po’ di fatica.
Le uova andranno aggiunte intere e poche alla volta. Io non posso dirvi esattamente quante ne occorreranno per realizzare una pasta perfetta, pero’ vi svelo il mio “trucco”. Quando la pasta ha raggiunto una consistenza media, prendete un poco di pasta tra indice e pollice e allargate le dita, la pasta deve allungarsi per tre quattro centimetri senza strapparsi.

controllo-consistenza
In caso contrario aggiungete ancora un uovo o due secondo la quantita’ di pasta. Se la fate troppo molle pero’ anziche’ alzarsi le bignole si allargano e non sono belle a vedersi. A questo punto prendete una teglia possibilmente a bordi bassi, la ungete e infarinate. Con un sac a poche e una bocchetta liscia con un diametro di circa 1-1,2 cm formate dei piccoli gnocchi che cuocendo triplicheranno circa il loro volume. Il forno io lo porto a circa 175° C. Ultimo consiglio se il vostro forno non scarica l’umidita’ mettere il manico di una posata tra la porta ed il forno per favorire la circolazione dell’aria otterrete un prodotto migliore.
E’ possibile formare le bignole su un foglio di carta da forno e surgelarle per poi  cuocerle al momento della necessita’.

risultato

Buon lavoro a chi provera’ a cimentarsi

Un saluto a tutti i fedeli frequentatori del mio blog

Mille chilometri in sidecar

Pubblicato su Passioni, sensazioni e meditazioni con i tag , , il Febbraio 18, 2009 da cyberchef

Ieri sera alle 20,50 si e’ concluso il nostro avventuroso viaggio nella Baviera del sud.
Ecco la cronaca dei quattro giorni tanto attesi.
Sabato mattina, preparati e caricati i bagagli, foto di rito e partenza. Con il sole Principessa non ha voluto che montassi la capotte.
Usciamo dal cortile con il motore che scoppietta in modo strano, in un primo momento sono convinto che dipende dalla temperatura ancora bassa del propulsore. Pero’ poco dopo realizzo che invece di migliorare il problema si accentua. Comunque dovendomi fermare a riempire il sebatoio provo a controllare le candele. Appena tocco le teste dei cilindri mi accorgo che il destro e’ completamente freddo. Ero stato avvisato che avviare il motore soprattutto a freddo con le luci accese avrebbe potuto complicarmi la vita.
In ogni caso cambiata la candela anche la voce del bicilindrico di Mandello ha cambiato tono, anche se non girava rotondo come prima. Un pensiero mi e’ affiorato alla mente mentre percorrevo i primi chilometri: “assurdo, ho fatto 400 km durante il mio rodaggio e non ho avuto il benche’ minimo problema, oggi parto e comincia a fare i capricci” Per questo motivo, decido di passare da Giorgio per un suo consiglio ed una verifica. Strada facendo anche il contachilometri decide di scioperare. Verificate le candele e controllati gli elettrodi il meccanico sistema anche il rinvio del tachimetro lubrificando abbondantemente le parti esposte alle intemperie. Quest’ultima operazione servira’ a poco. Dopo 5 km il tachimetro e’ di nuovo morto. La mattina provero’ a sistemare per la seconda volta lo strumento, questa volta funzionera’ per circa 200 km. Nel mentre che sono in officina mi faccio aiutare a piazzare i ripari per il freddo del nord: manicotti e paragambe imbottiti, che si riveleranno prodigiosi soprattutto nel pomeriggio di domenica e per tutto il viaggio di ritorno. Mentre il cielo imbrunisce percorriamo gli ultimi chilometri fino a casa di mamma’ dove pernotteremo. Dopo cena a nanna presto, domattina alle 8,30 si parte, Giorgio con mia grande gioia decide di accompagnarci fino al raggiungimento del passo Maloja, e si portera’ un passeggero per provare a filmare il mio stile di guida sui tornanti.
Alle 9 puntualmente raggiungiamo la piazzola di Busto Arsizio dove ci siamo dati appuntamento. Per non perdere tempo il fratellone mi fa segno di proseguire e si accoda.
Lo avevo avvisato che con me si sarebbe annoiato, ma lui ironico mi aveva prontamente risposto che si poteva sempre sfogare al ritorno :-)
Arrivati in fondo al passo con molta calma comincio ad affrontare le prime curve in salita, che sono le mie preferite, dopo qualche chilometro affronto un tornante a sinistra: non me ne accorgo subito, ma quando torno in assetto mi accorgo che il carrozzino batte la ruota a terra, cavoli l’ho sollevato e non me ne sono nemmeno reso conto. In seguito anche la passeggera mi ha confessato che nemmeno lei non se n’e’ accorta fino a che non si e’ sentita “atterrare” al suolo con la ruota. Procedo con maggiore cautela ed arrivo in cima senza ulteriori acrobazie inattese.
Tappa di rito, di solito quando si transitava sul passo, ci si poteva mettere tutti vicini con le moto, motorini, sidecar e scattarci la foto ricordo, ma stavolta e’ domenica e il piazzale gia’ ristretto a causa della neve e’ zeppo di auto.
Io ero convinto che i nostri accompagnatori mi avrebbero lasciato una volta raggiunta il Maloja Kulm, invece Giorgio mi dice: -Mah veramente ho promesso all’accompagnatore, suo figlio Andrea, che gli avrei offerto la Wienerschnitzel con le patate fritte al Bellaval di Sankt-Moritz. (Tappa del viaggio di andata all’Elefantentreffen quando si passava da queste parti) Cosi’ proseguiamo insieme fino alla famosissima localita’ sciistica.Dove mentre gli altri si rifocillano io mi limito a riscaldarmi. Quando guido preferisco non mangiare,evito il solito abbiocco e mi crea meno problemi affrontare il freddo, anche se onestamente, quest’anno grazie al mio abbigliamento multistrato, ai pantaloni imbottiti di origine germanica dal carissimo amico Alberto, ed alle protezioni “impelliciate” montate al posto di guida, l’unico freddo nemmeno troppo pungente che ho sentito e’ stato nella discesa del FernPaß arrivando verso Füssen.
Giunti in citta’ mi dirigo verso Schwangau e cerco una sistemazione per noi umani e per il fido treruote. Dopo un paio di tentativi trovo un hotel molto carino e accogliente, la titolare mi comunica il prezzo della camera, io le chiedo se ha un garage per il mezzo di trasporto. Nemmeno finisco di chiedere e la signora si precipita letteralmente verso la cucina facendomi cenno di seguirla, e dirigendosi all’esterno mi apre la porta in legno di un box, inviandomi ad infilarci il mio mezzo di trasporto.
Saliamo in camera con i bagagli, una bella doccia calda e giu’ al ristorante a riempire la pancia, la mia comincia a brontolare, effettivamente era dalla cena di sabato che lo stomaco non riceveva qualcosa. Abbiamo fatto la piacevole conoscenza del cameriere dell’hotel un genovese di nome Claudio, simpaticissimo e molto professionale. Dopo una “Wiener” per Noemi e ben tre per me, sommerse nelle patatine fritte, ho dovuto rinunciare al dolce: ero pieno come un sacchetto di riso :-)
Al mattino di nuovo a riempirci la pancia con il solito abbondante Früstuck piacevolissima consuetudine qui al nord. Sono dei veri buffet di pranzo rispetto ai nostri standard. Poi breve escursione in un supermercato di fronte all’hotel per alcune necessita’ del soggiorno e via per il borgo di Honeschwangau armati di fotocamera cavalletto e teleobiettivo, li’ ci attendono i due castelli. Propongo alla mia compagna di viaggio di visitare quello meno noto che non abbiamo mai visto all’interno e limitarci a fotografare quello di Neuschwanstein, lo abbiamo visitato nell’estate 2007. Imbocchiamo il sentiero, intorno e’ tutto candido di neve, pochissimo traffico automobilistico. Incontriamo anche un gatto delle nevi che segna le piste per i fondisti, che qui sicuramente trovano parecchie opportunita’.
Durante l’avvicinamento facciamo un sacco di tappe per scattare foto, naturalmente il soggetto piu’ immortalato e’ il mitico bianco castello , anche se a dire il vero il cielo ce lo mostra grigio come le nuvole che lo coprono.
La visita al castello giallo e’ prevista per le 11,45. Cosi’ gironzoliamo intorno ai negozi di souvenir e proviamo a fare qualche passo presso l’Alpensee il laghetto che si trova nel versante nord della collina e che si allunga verso Füssen. Fanno un certo effetto i pedalo’ adagiati alla neve sotto il loro ricovero invernale. Finita la visita guidata ci avviamo verso la collina su cui si erge la dimora di Ludwig. Incontriamo parecchie persone. Ero convinto che l’affluenza in questo periodo sarebbe stata limitata, invece devo ammettere che non sono l’unico che ama la neve.
Peccato che il versante del castello rivolto al ponte Marienbrücke era irraggiungibile, con il fondo ghiacciato la strada di accesso viene chiusa, ma comunque dal web avevo notato che sono in corso lavori di manutenzione che hanno portato al montaggio di ponteggi e reti di protezione rendendolo poco interessante dal punto di vista fotografico.
Scattata qualche foto anche nel cortile del meraviglioso edificio, siamo ridiscesi verso Füssen per un tour in citta’ ed anche perche’ volevo farmi immortalare dalla web della zona pedonale, cosi’ anche chi era a casa poteva vederci.
Anche qui, dopo aver passeggiato per la zona centrale facciamo rapido giro in un piccolo supermarket, dove ho potuto toccare con mano le differenze tra la nostra e la loro cultura nella vita di tutti i giorni: c’era una signora che si e’ messa in un angolo dopo la cassa ed ha tolto dalla sua spesa tutti gli imballaggi, portandosi a casa solo il cibo e non il cartone, cosi’ aveva un solo cestino di prodotti e non tre borse come avremmo fatto noi. Un’altra massaia invece si e’ messa su di un banco a pulire la verdura appena acquistata da tutto cio’ che non si mangia, torsoli dei cavoli, punte dei finocchi etc etc. Anche in questo caso la spesa perde parte del suo volume e si trasporta piu’ comodamente, oltre al fatto che sicuramente e’ piu’ facile gestire la raccolta differenziata.
Sulla via del ritorno abbiamo visto il sistema di chiuse del fiume cittadino, anche li’ il ghiaccio non mancava, come puo’ testimoniare lo scatto della mia compagna di avventure. Nota curiosa durante il rientro il hotel e’ stato l’incontro con le terme della citta’, dove increduli abbiamo visto gente in costume da bagno uscire dallo stabilimento termale, per infilarsi nelle calde (spero per loro) acque a goderne i benefici. Una volta arrivati in camera la mia accompagnatrice si e’ dichiarata “scoppiata”, le dolevano le gambe: in effetti l’ho fatta camminare per circa 8 ore senza mai sedersi. Ho cercato di convincerla ad uscire appena buio a fare due scatti al castello in notturna, ma lei era un po’ restia. Per mia fortuna poi ho scoperto che avrei potuto reaIizzare il mio desiderio senza nemmeno uscire dall’hotel. Affacciandomi dal terrazzo della nostra camera il panorama si e’ rivelato semplicemente splendido. La serata e’ terminata con la solita cena divorata velocemente.
Un ultimo controllo prima della nanna al tempo. Cadeva qualche fiocco di neve piccolissimo. Martedi’ mattina pero’ la situazione si e’ presentata in modo ben diversa. Mi pareva che i fiocchi di neve, ora piu’ copiosi e di maggiori dimensioni venissero adagiati da una mano invisibile. Preparato il sidecar per la partenza ho fatto salire la mia Principessa, l’ho coperta con la capotte. Capatina veloce presso il parcheggio del castello per la foto ricordo con la neve sullo sfondo che lasciava trasparire solo la sagoma dell’imponente monumento. Sono pronto a ripartire, suona il telefono. Mio fratello si vuole informare sulla nostra situazione. Dopo avergli riferito le condizioni meteo mi risponde: _ Non volevi la neve? Sei stato accontentato! Io ho risposto: _ A me ne bastava un po’ meno!!!!!


Si e’ messo a sghignazzare insieme ai suoi colleghi.
Qui una nota dolente, l’apparecchio interfono comprato per l’occasione comincia a fare le bizze e non riusciremo ad utilizzare l’apparecchio per tutto il viaggio di rientro, nonostante abbia prestato particolare cura nel ricaricare le batterie proprio la sera precedente per evitare questi problemi. Amen comunicheremo come potremo come gli antichi: a gesti. Mi spiace solo aver speso una ragguardevole cifra per poi restare senza dispositivo durante la trasferta piu’ sofferta :-(
Per rendervi partecipi della situazione viaria di questo giorno mi sembra piu’ logico mostrare qualche immagine piuttosto che cercare di descrivere lo stato del fondo stradale.

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A parte per pochi chilometri tra il FernPaß e Landeck e’ sempre stato coperto di neve fino all’arrivo sotto il passo del Maloja, che e’ stato la ciliegina sulla torta. Ho passato la maggior parte del viaggio cercando di mantenere il sidecar sulla traccia lasciata dai mezzi che mi precedevano, ma anche cosi’ guidarlo si e’ rivelato impegnativo, certo qualche errore l’ho commesso. Sono finito fuori carreggiata con la ruota del sidecar mentre affrontavo i primi km verso il FernPaß al mattino per lasciar strada ad un autotreno che mi incalzava, solo che poi non avevo abbastanza trazione per poter rimettere sulla via il mezzo: sono sceso e l’ho trascinato di peso sulla sede stradale. La cosa piu’ strana e’ stato il motore: per tutto il viaggio di andata perdeva qualche colpo ogni tanto; specialmente se a marcia bassa e sotto sforzo. Bene martedi’ affronto una delle prime curve in direzione della statale che mi avrebbe condotto a Reutte, quando il motore emette un colpo di tosse che compromette il mio assetto delicato. Dopo di allora marcera’ come un orologio svizzero per ben 12 ore abbondanti. Bella fortuna vero? Avesse cominciato a scoppiettare in qualche momento difficile non so se sarei stato in grado di gestire la faccenda. Altro momento critico e’ stato quando in un tratto di piano in cui ero solo sulla strada, sentendomi abbastanza tranquillo aumento di una marcia, sono comunque sotto i 40 km orari, il motore al minimo pulsa costante, ad un certo punto il sidecar si dirige verso il guardrail della carreggiata opposta senza che io riesca ad evitarlo, la neve che lo ricopre mi ferma quasi dolcemente. Vedendo che la mia passeggera non si muove capisco che se la stava pisolando con gli auricolari sotto il casco. Riparto con calma e viaggio abbastanza bene anche se naturalmente molto lentamente. Ho seri problemi di aderenza quando devo affrontare delle salite anche non troppo ripide, piano piano il sidecar perde velocita’ e nemmeno in prima riesco a salire regolare. Fortunatamente i tratti in salita non sono moltissimi, in poche occasioni mi viene voglia di arrendermi, ma non e’ mia abitudine. In un breve tratto dove la ruota posteriore gira a vuoto provo a far salire Noemi sulla sella dietro a me, in modo da caricare un po’ di peso supplementare sulla ruota di trazione cosi’ da riuscire a procedere fino al colmo della salita. Funziona, poco meglio, ma procediamo.
Seppur con lentezza, arriviamo a Sankt- Moritz che e’ ancora chiaro e a quel punto decido di provare a raggiungere il Passo Maloja, per tranquillita’ faccio il pieno di carburante, procedendo lentamente in realta’ anche se a marce basse il consumo si e’ rivelato minimo.
Mentre faccio benzina scambio due parole con un cantoniere che mi dice che incontrero’ parecchie difficolta’ a scendere, che la strada viene cosparsa di sale ma non spazzata. Lui partira’ venti minuti piu’ tardi e sentenzia: Vediamo dove ti incontrero’. Non lo rivedro’ piu’.
Quando comincia la ripida discesa la mia inesperienza mi portera’ due volte fuori traiettoria, la passeggera ha filmato i tratti piu’ duri con la fotocamera prima e con il suo cellulare poi, le batterie purtroppo in queste condizioni non sono delle buone ed affidabili compagne di viaggio.


Arrivati in fondo al valico durante la tappa d’obbligo a Castasegna per comprare generi di conforto, mi arriva un sms di mia moglie che ha uno strano desiderio: Vuole strangolarmi!!!
E per fortuna che ho passato la giornata a scremare le notizie sulle condizioni meteo e viarie. Capisco che chi e’ a casa non conoscendo la situazione, si preoccupa di piu’ di chi invece si trova sulla strada. Ripreso il viaggio, via via che scendevamo verso la frontiera prima l’asfalto e’ diventato solo umido, poi completamente asciutto. La temperatura esterna saliva ogni km che diminuiva tra noi e la citta’ di Chiavenna. Alla frontiera transito velocissimo. Direzione Colico, la statale l’ho affrontata deciso, mi sembrava di disporre di un mezzo potentissimo e velocissimo, dopo aver percorso oltre 200 km alla media di 30 km/h viaggiare al doppio o anche di piu’ era esaltante. Poi una volta saliti sulla Statale 96 a 4 corsie, il buio mi consiglia prudenza e procedero’ fino a casa prendendo anche l’autostrada, ma sempre con prudenza. Ormai e’ fatta e nessuno ci impedira’ di raggiungere la meta dove ci attendono un caldo ristoro e due fumanti piatti di lasagne.
Ora a me rimane il ricordo di un viaggio indimenticabile, per la bellezza dei panorami all’andata e per l’impegno di guida in quello di ritorno, l’ospitalita’ del popolo bavarese, e le immagini dello splendido castello del principe Ludwig II di Baviera immerso nella quiete e spolverato di candida neve.

Chi ne ha piacere puo’ vedere un reportage fotografico piu’ completo a questo indirizzo

http://fotoalbum.alice.it/cyberchef/sidecartourinallgu/