Mille chilometri in sidecar

Ieri sera alle 20,50 si e’ concluso il nostro avventuroso viaggio nella Baviera del sud.
Ecco la cronaca dei quattro giorni tanto attesi.
Sabato mattina, preparati e caricati i bagagli, foto di rito e partenza. Con il sole Principessa non ha voluto che montassi la capotte.
Usciamo dal cortile con il motore che scoppietta in modo strano, in un primo momento sono convinto che dipende dalla temperatura ancora bassa del propulsore. Pero’ poco dopo realizzo che invece di migliorare il problema si accentua. Comunque dovendomi fermare a riempire il sebatoio provo a controllare le candele. Appena tocco le teste dei cilindri mi accorgo che il destro e’ completamente freddo. Ero stato avvisato che avviare il motore soprattutto a freddo con le luci accese avrebbe potuto complicarmi la vita.
In ogni caso cambiata la candela anche la voce del bicilindrico di Mandello ha cambiato tono, anche se non girava rotondo come prima. Un pensiero mi e’ affiorato alla mente mentre percorrevo i primi chilometri: “assurdo, ho fatto 400 km durante il mio rodaggio e non ho avuto il benche’ minimo problema, oggi parto e comincia a fare i capricci” Per questo motivo, decido di passare da Giorgio per un suo consiglio ed una verifica. Strada facendo anche il contachilometri decide di scioperare. Verificate le candele e controllati gli elettrodi il meccanico sistema anche il rinvio del tachimetro lubrificando abbondantemente le parti esposte alle intemperie. Quest’ultima operazione servira’ a poco. Dopo 5 km il tachimetro e’ di nuovo morto. La mattina provero’ a sistemare per la seconda volta lo strumento, questa volta funzionera’ per circa 200 km. Nel mentre che sono in officina mi faccio aiutare a piazzare i ripari per il freddo del nord: manicotti e paragambe imbottiti, che si riveleranno prodigiosi soprattutto nel pomeriggio di domenica e per tutto il viaggio di ritorno. Mentre il cielo imbrunisce percorriamo gli ultimi chilometri fino a casa di mamma’ dove pernotteremo. Dopo cena a nanna presto, domattina alle 8,30 si parte, Giorgio con mia grande gioia decide di accompagnarci fino al raggiungimento del passo Maloja, e si portera’ un passeggero per provare a filmare il mio stile di guida sui tornanti.
Alle 9 puntualmente raggiungiamo la piazzola di Busto Arsizio dove ci siamo dati appuntamento. Per non perdere tempo il fratellone mi fa segno di proseguire e si accoda.
Lo avevo avvisato che con me si sarebbe annoiato, ma lui ironico mi aveva prontamente risposto che si poteva sempre sfogare al ritorno 🙂
Arrivati in fondo al passo con molta calma comincio ad affrontare le prime curve in salita, che sono le mie preferite, dopo qualche chilometro affronto un tornante a sinistra: non me ne accorgo subito, ma quando torno in assetto mi accorgo che il carrozzino batte la ruota a terra, cavoli l’ho sollevato e non me ne sono nemmeno reso conto. In seguito anche la passeggera mi ha confessato che nemmeno lei non se n’e’ accorta fino a che non si e’ sentita “atterrare” al suolo con la ruota. Procedo con maggiore cautela ed arrivo in cima senza ulteriori acrobazie inattese.
Tappa di rito, di solito quando si transitava sul passo, ci si poteva mettere tutti vicini con le moto, motorini, sidecar e scattarci la foto ricordo, ma stavolta e’ domenica e il piazzale gia’ ristretto a causa della neve e’ zeppo di auto.
Io ero convinto che i nostri accompagnatori mi avrebbero lasciato una volta raggiunta il Maloja Kulm, invece Giorgio mi dice: -Mah veramente ho promesso all’accompagnatore, suo figlio Andrea, che gli avrei offerto la Wienerschnitzel con le patate fritte al Bellaval di Sankt-Moritz. (Tappa del viaggio di andata all’Elefantentreffen quando si passava da queste parti) Cosi’ proseguiamo insieme fino alla famosissima localita’ sciistica.Dove mentre gli altri si rifocillano io mi limito a riscaldarmi. Quando guido preferisco non mangiare,evito il solito abbiocco e mi crea meno problemi affrontare il freddo, anche se onestamente, quest’anno grazie al mio abbigliamento multistrato, ai pantaloni imbottiti di origine germanica dal carissimo amico Alberto, ed alle protezioni “impelliciate” montate al posto di guida, l’unico freddo nemmeno troppo pungente che ho sentito e’ stato nella discesa del FernPaß arrivando verso Füssen.
Giunti in citta’ mi dirigo verso Schwangau e cerco una sistemazione per noi umani e per il fido treruote. Dopo un paio di tentativi trovo un hotel molto carino e accogliente, la titolare mi comunica il prezzo della camera, io le chiedo se ha un garage per il mezzo di trasporto. Nemmeno finisco di chiedere e la signora si precipita letteralmente verso la cucina facendomi cenno di seguirla, e dirigendosi all’esterno mi apre la porta in legno di un box, inviandomi ad infilarci il mio mezzo di trasporto.
Saliamo in camera con i bagagli, una bella doccia calda e giu’ al ristorante a riempire la pancia, la mia comincia a brontolare, effettivamente era dalla cena di sabato che lo stomaco non riceveva qualcosa. Abbiamo fatto la piacevole conoscenza del cameriere dell’hotel un genovese di nome Claudio, simpaticissimo e molto professionale. Dopo una “Wiener” per Noemi e ben tre per me, sommerse nelle patatine fritte, ho dovuto rinunciare al dolce: ero pieno come un sacchetto di riso 🙂
Al mattino di nuovo a riempirci la pancia con il solito abbondante Früstuck piacevolissima consuetudine qui al nord. Sono dei veri buffet di pranzo rispetto ai nostri standard. Poi breve escursione in un supermercato di fronte all’hotel per alcune necessita’ del soggiorno e via per il borgo di Honeschwangau armati di fotocamera cavalletto e teleobiettivo, li’ ci attendono i due castelli. Propongo alla mia compagna di viaggio di visitare quello meno noto che non abbiamo mai visto all’interno e limitarci a fotografare quello di Neuschwanstein, lo abbiamo visitato nell’estate 2007. Imbocchiamo il sentiero, intorno e’ tutto candido di neve, pochissimo traffico automobilistico. Incontriamo anche un gatto delle nevi che segna le piste per i fondisti, che qui sicuramente trovano parecchie opportunita’.
Durante l’avvicinamento facciamo un sacco di tappe per scattare foto, naturalmente il soggetto piu’ immortalato e’ il mitico bianco castello , anche se a dire il vero il cielo ce lo mostra grigio come le nuvole che lo coprono.
La visita al castello giallo e’ prevista per le 11,45. Cosi’ gironzoliamo intorno ai negozi di souvenir e proviamo a fare qualche passo presso l’Alpensee il laghetto che si trova nel versante nord della collina e che si allunga verso Füssen. Fanno un certo effetto i pedalo’ adagiati alla neve sotto il loro ricovero invernale. Finita la visita guidata ci avviamo verso la collina su cui si erge la dimora di Ludwig. Incontriamo parecchie persone. Ero convinto che l’affluenza in questo periodo sarebbe stata limitata, invece devo ammettere che non sono l’unico che ama la neve.
Peccato che il versante del castello rivolto al ponte Marienbrücke era irraggiungibile, con il fondo ghiacciato la strada di accesso viene chiusa, ma comunque dal web avevo notato che sono in corso lavori di manutenzione che hanno portato al montaggio di ponteggi e reti di protezione rendendolo poco interessante dal punto di vista fotografico.
Scattata qualche foto anche nel cortile del meraviglioso edificio, siamo ridiscesi verso Füssen per un tour in citta’ ed anche perche’ volevo farmi immortalare dalla web della zona pedonale, cosi’ anche chi era a casa poteva vederci.
Anche qui, dopo aver passeggiato per la zona centrale facciamo rapido giro in un piccolo supermarket, dove ho potuto toccare con mano le differenze tra la nostra e la loro cultura nella vita di tutti i giorni: c’era una signora che si e’ messa in un angolo dopo la cassa ed ha tolto dalla sua spesa tutti gli imballaggi, portandosi a casa solo il cibo e non il cartone, cosi’ aveva un solo cestino di prodotti e non tre borse come avremmo fatto noi. Un’altra massaia invece si e’ messa su di un banco a pulire la verdura appena acquistata da tutto cio’ che non si mangia, torsoli dei cavoli, punte dei finocchi etc etc. Anche in questo caso la spesa perde parte del suo volume e si trasporta piu’ comodamente, oltre al fatto che sicuramente e’ piu’ facile gestire la raccolta differenziata.
Sulla via del ritorno abbiamo visto il sistema di chiuse del fiume cittadino, anche li’ il ghiaccio non mancava, come puo’ testimoniare lo scatto della mia compagna di avventure. Nota curiosa durante il rientro il hotel e’ stato l’incontro con le terme della citta’, dove increduli abbiamo visto gente in costume da bagno uscire dallo stabilimento termale, per infilarsi nelle calde (spero per loro) acque a goderne i benefici. Una volta arrivati in camera la mia accompagnatrice si e’ dichiarata “scoppiata”, le dolevano le gambe: in effetti l’ho fatta camminare per circa 8 ore senza mai sedersi. Ho cercato di convincerla ad uscire appena buio a fare due scatti al castello in notturna, ma lei era un po’ restia. Per mia fortuna poi ho scoperto che avrei potuto reaIizzare il mio desiderio senza nemmeno uscire dall’hotel. Affacciandomi dal terrazzo della nostra camera il panorama si e’ rivelato semplicemente splendido. La serata e’ terminata con la solita cena divorata velocemente.
Un ultimo controllo prima della nanna al tempo. Cadeva qualche fiocco di neve piccolissimo. Martedi’ mattina pero’ la situazione si e’ presentata in modo ben diversa. Mi pareva che i fiocchi di neve, ora piu’ copiosi e di maggiori dimensioni venissero adagiati da una mano invisibile. Preparato il sidecar per la partenza ho fatto salire la mia Principessa, l’ho coperta con la capotte. Capatina veloce presso il parcheggio del castello per la foto ricordo con la neve sullo sfondo che lasciava trasparire solo la sagoma dell’imponente monumento. Sono pronto a ripartire, suona il telefono. Mio fratello si vuole informare sulla nostra situazione. Dopo avergli riferito le condizioni meteo mi risponde: _ Non volevi la neve? Sei stato accontentato! Io ho risposto: _ A me ne bastava un po’ meno!!!!!


Si e’ messo a sghignazzare insieme ai suoi colleghi.
Qui una nota dolente, l’apparecchio interfono comprato per l’occasione comincia a fare le bizze e non riusciremo ad utilizzare l’apparecchio per tutto il viaggio di rientro, nonostante abbia prestato particolare cura nel ricaricare le batterie proprio la sera precedente per evitare questi problemi. Amen comunicheremo come potremo come gli antichi: a gesti. Mi spiace solo aver speso una ragguardevole cifra per poi restare senza dispositivo durante la trasferta piu’ sofferta 😦
Per rendervi partecipi della situazione viaria di questo giorno mi sembra piu’ logico mostrare qualche immagine piuttosto che cercare di descrivere lo stato del fondo stradale.

situazione-fondo

situazione-fondo-ii

A parte per pochi chilometri tra il FernPaß e Landeck e’ sempre stato coperto di neve fino all’arrivo sotto il passo del Maloja, che e’ stato la ciliegina sulla torta. Ho passato la maggior parte del viaggio cercando di mantenere il sidecar sulla traccia lasciata dai mezzi che mi precedevano, ma anche cosi’ guidarlo si e’ rivelato impegnativo, certo qualche errore l’ho commesso. Sono finito fuori carreggiata con la ruota del sidecar mentre affrontavo i primi km verso il FernPaß al mattino per lasciar strada ad un autotreno che mi incalzava, solo che poi non avevo abbastanza trazione per poter rimettere sulla via il mezzo: sono sceso e l’ho trascinato di peso sulla sede stradale. La cosa piu’ strana e’ stato il motore: per tutto il viaggio di andata perdeva qualche colpo ogni tanto; specialmente se a marcia bassa e sotto sforzo. Bene martedi’ affronto una delle prime curve in direzione della statale che mi avrebbe condotto a Reutte, quando il motore emette un colpo di tosse che compromette il mio assetto delicato. Dopo di allora marcera’ come un orologio svizzero per ben 12 ore abbondanti. Bella fortuna vero? Avesse cominciato a scoppiettare in qualche momento difficile non so se sarei stato in grado di gestire la faccenda. Altro momento critico e’ stato quando in un tratto di piano in cui ero solo sulla strada, sentendomi abbastanza tranquillo aumento di una marcia, sono comunque sotto i 40 km orari, il motore al minimo pulsa costante, ad un certo punto il sidecar si dirige verso il guardrail della carreggiata opposta senza che io riesca ad evitarlo, la neve che lo ricopre mi ferma quasi dolcemente. Vedendo che la mia passeggera non si muove capisco che se la stava pisolando con gli auricolari sotto il casco. Riparto con calma e viaggio abbastanza bene anche se naturalmente molto lentamente. Ho seri problemi di aderenza quando devo affrontare delle salite anche non troppo ripide, piano piano il sidecar perde velocita’ e nemmeno in prima riesco a salire regolare. Fortunatamente i tratti in salita non sono moltissimi, in poche occasioni mi viene voglia di arrendermi, ma non e’ mia abitudine. In un breve tratto dove la ruota posteriore gira a vuoto provo a far salire Noemi sulla sella dietro a me, in modo da caricare un po’ di peso supplementare sulla ruota di trazione cosi’ da riuscire a procedere fino al colmo della salita. Funziona, poco meglio, ma procediamo.
Seppur con lentezza, arriviamo a Sankt- Moritz che e’ ancora chiaro e a quel punto decido di provare a raggiungere il Passo Maloja, per tranquillita’ faccio il pieno di carburante, procedendo lentamente in realta’ anche se a marce basse il consumo si e’ rivelato minimo.
Mentre faccio benzina scambio due parole con un cantoniere che mi dice che incontrero’ parecchie difficolta’ a scendere, che la strada viene cosparsa di sale ma non spazzata. Lui partira’ venti minuti piu’ tardi e sentenzia: Vediamo dove ti incontrero’. Non lo rivedro’ piu’.
Quando comincia la ripida discesa la mia inesperienza mi portera’ due volte fuori traiettoria, la passeggera ha filmato i tratti piu’ duri con la fotocamera prima e con il suo cellulare poi, le batterie purtroppo in queste condizioni non sono delle buone ed affidabili compagne di viaggio.


Arrivati in fondo al valico durante la tappa d’obbligo a Castasegna per comprare generi di conforto, mi arriva un sms di mia moglie che ha uno strano desiderio: Vuole strangolarmi!!!
E per fortuna che ho passato la giornata a scremare le notizie sulle condizioni meteo e viarie. Capisco che chi e’ a casa non conoscendo la situazione, si preoccupa di piu’ di chi invece si trova sulla strada. Ripreso il viaggio, via via che scendevamo verso la frontiera prima l’asfalto e’ diventato solo umido, poi completamente asciutto. La temperatura esterna saliva ogni km che diminuiva tra noi e la citta’ di Chiavenna. Alla frontiera transito velocissimo. Direzione Colico, la statale l’ho affrontata deciso, mi sembrava di disporre di un mezzo potentissimo e velocissimo, dopo aver percorso oltre 200 km alla media di 30 km/h viaggiare al doppio o anche di piu’ era esaltante. Poi una volta saliti sulla Statale 96 a 4 corsie, il buio mi consiglia prudenza e procedero’ fino a casa prendendo anche l’autostrada, ma sempre con prudenza. Ormai e’ fatta e nessuno ci impedira’ di raggiungere la meta dove ci attendono un caldo ristoro e due fumanti piatti di lasagne.
Ora a me rimane il ricordo di un viaggio indimenticabile, per la bellezza dei panorami all’andata e per l’impegno di guida in quello di ritorno, l’ospitalita’ del popolo bavarese, e le immagini dello splendido castello del principe Ludwig II di Baviera immerso nella quiete e spolverato di candida neve.

Chi ne ha piacere puo’ vedere un reportage fotografico piu’ completo a questo indirizzo

http://fotoalbum.alice.it/cyberchef/sidecartourinallgu/

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5 Risposte to “Mille chilometri in sidecar”

  1. Beppe Vessicchio Says:

    Bravo Paolo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Era tanto che volevi fare questa cosa, e adesso ci sei riuscito, questa impresa rientrerà nei tuoi ricordi più belli. 🙂

  2. Abbiamo letto il commento sul viaggio, speriamo che l’esperienza fatta ti basti per parecchio tempo,aspettiamo di vedere le foto.

    • le foto sono disponibili c’e’ l’indirizzo in fondo al post del viaggio, ho appena risistemato le impostazioni che rendevano difficoltoso l’accesso agli scatti digitali
      ciao

  3. Ciao, che bella avventura ! Complimenti per il viaggio, decisamente insolito, ma molto affascinante. Abbiamo visto foto e filmati e ci siamo ripromessi di andare anche noi… in estate però!!
    Per ora la moto adatta non l’abbiamo, ma non si sa mai…
    A presto!
    P.S.
    La moto è una Guzzi, si è capito anche dalla “voce”, ma che modello é?
    Il carrozzino assomiglia molto a quello delle Jawa, te le ricordi?

    • cyberchef Says:

      Si capisce leggendo il vostro commento che Bruno non ha perso l’orecchio, si tratta di una Guzzi V35II, che poi ha subito diversi interventi vedi post precedenti, e giustamente il carrozzino non assomiglia E’ quello delle Jawa, solo ripitturato. Fino al febbraio 2008 era attaccato alla due ruote ceca, se andate in zona consiglio vivamente l’hotel dove noi abbiamo pernottato e cenato: http://www.hotel-weinbauer.de/ 🙂

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