Reportage fresco raduno: Elefantentreffen n 55 (per qualcuno n 26)

Sono partito con l’idea di redigere la cronaca del viaggio, unendo le testimonianze dei partecipanti. Poi  un contatto con un partecipante novizio,  mi ha offerto lo spunto  per presentarvi questo evento in un altro modo, separando i diversi punti di vista.

Questo e’  Antonio, felicissimo, come potrete leggere dalle sue stesse parole, possessore di un Harley, moto che a dire il vero non ho mai condiviso come filosofia; ma le sue parole hanno stimolato la mia curiosita’ anche in questo senso.


Eccovi la sua testimonianza
Ciao Paolo,come ti avrà detto tuo fratello, per me era la prima volta che partecipavo all’Elefantreffen,infatti come harleista sono abituato sì ai grandi raduni, ma con tutte quelle comodità che spesso contraddistinguono i soci HOG, alberghi, ristoranti e spettacoli con donnine e cantanti, infatti per me questo tipo di ambienti anzichè unire i partecipanti li dividono in classi sociali o meglio ancora per tipo di carta di credito, lasciando fuori gente come me che per comperare la moto dei propri sogni ci ha speso una vita, e per mantenerla deve fare sacrifici, e risparmiare su molte altre cose, ma a parte i problemi che possono essere solo miei. Questa esperienza mi ha molto segnato,o per meglio dire “stregato”, fin dall’inizio del viaggio sono stato incoraggiato dai miei compagni ad affrontare le avversità che avrei incontrato e a non mollare di fronte al freddo e al gelo del viaggio, che cominciava con l’attraversamento della Svizzera, passando dal San Bernardino con temperature intorno ai -9/10° c per poi salire e scendere in continuazione fino a Monaco dove ci siamo fermati alla mitica birreria Augustiner la più antica della Germania. Qui la sosta si è protratta per circa un’ora e trenta, il tempo necessario per spazzare uno stinco e un paio di birre, poi di nuovo in sella e tra nebbie e schiarite, il viaggio ha proseguito fino all’arrivo a Solla con fermate per il rifornimento e per lo smaltimento corretto della birra nei lussuosi bagni della pulitissima Germania. Arrivo a Solla verso le 6 di sera con un freddo becco! Tra le colline tira un vento gelido che alza polvere di ghiaccio che ricade sulla strada rendendo il tutto molto più difficile per noi, l’equilibrio diventa molto più precario, soprattutto per me, visto la mole del mio mezzo un Harley-Davidson Electra Glide standard, (siamo quasi a 400 kg in ordine di marcia N.d.r.) illumino perfettamente la strada, ma anche le mie paure “che non sono poche”, ma ormai il traguardo è lì a portata di mano e non me lo lascio  sfuggire, come tutti gli altri è ora di stringersi la mano ghiacciata,ma riscaldata dall’amicizia di tutte le altre mani che stringerà durante la mia permanenza all’elefante, e tra le prime quella di tuo fratello che ci attendeva con il fuoco già acceso

e una balla di fieno per riscaldare la nostra piccola tenda. Dopo una prima fase di stupore subentra l’orgoglio di far parte di questi pochi “eletti temerari” che come un’orda di popoli barbari si ritrovano a festeggiare un Dio pagano, abbandonandosi a un divertimento che in un altro contesto risulterebbe una semplice ubriacatura al termine di una lunga settimana di lavoro, ma vi assicuro non è così. I pensieri vanno ai propri cari, che comunque ci supportano con i loro incoraggiamenti e le loro maledizioni per aver sposato un uomo che non è mai cresciuto, se non con le dimensioni dei propri giocattoli, “sognare,sognare,sognare” noi siamo così e non vogliamo cambiare! Poi la magia prosegue per tutta la notte, tra canti, botti, motori che ululano nella notte, conati di vomito che piano piano vanno e vengono e si perdono in lontananza verso il centro della fossa dove l’apice della festa trova la sua essenza, il punto più basso da cui ripartire, da cui fare nuovi sogni o da cui ognuno può secondo le sue esigenze risalire la china, questo è l’Elefantreffen ed io ora appartengo agli elefanti.

Il viaggio di ritorno si è svolto con altrettanta regolarità di quello dell’arrivo, freddo, freddo, freddo, ma scaldato dalla promessa di ritornare il prossimo anno, ormai sono stato stregato!!E per sciogliere l’incantesimo non so come fare e non mi interessa saperlo.

In effetti c’e’ stato anche del tempo degno delle latitudini germaniche, credo che una foto valga piu’ di tante parole

Questo invece e’ il punto di vista del veterano del gruppo: 26 partecipazioni, la prima con  Moto Guzzi V65 SP e fidanzata a Salisburgo 1985.

Partenza da Samarate lunedi’ 24 alle ore 6,15. Giuseppe, Giorgio Enzo e Mirko. Il piu’ anziano (come partecipazioni) e il piu’ giovane sul sidecar

e gli altri due sul furgone. Tutto regolare, almeno per i primi chilometri nulla di particolare sulla strada. Dopo il Ponte Europa, lungo la Osterreicher Autobahnof  il furgone viene fermato da una pattuglia della “Polizei” che vuole verificare il contenuto del vano posteriore. Per qualche  motivo ancora non ben noto, il poliziotto turbato mentre  Enzo apre il portellone intima: HALT! con la mano destra alla fondina, e chiede: Was ist daß?  Al che Enzo risponde: siamo diretti all’ Elefantentreffen! A quel punto l’agente, sorridendo : Iaaa Elefantentreffen e con cenno benevolo  fa segno di levarsi dai “maroni” 🙂
Poi una bella nevicata ha accompagnato nel pomeriggio i baldi viaggiatori. La definizione di chi l’ha vissuta, ve la scrivo testuale perche’ rende bene l’idea 🙂
– …Arriviamo a meta’ Austria e l’taca a fioca…..ma fiocaaa eehh!! (comincia a nevicare, ma a nevicare eh)
A Rosenheim cambio di equipaggio, Giuseppe va alla guida del side e Giorgio, a malincuore fa il passeggero sul mezzo pesante. Qui qualche problema di trazione rende nervoso chi rischia il suo mezzo di trasporto. A fine giornata, con un po’ di ritardo, l’equipaggio giunge alla meta programmata per il primo giorno di viaggio: Iggensbach, a pochi chilometri dalla sede del raduno. Al mattino gli equipaggi distribuiti come alla partenza di lunedi’ si avviano verso la meta finale. Il sidecar, arriva senza intoppi all’ingresso di Loh, mentre il furgone si attarda per problemi di trazione.
Cosi’ in attesa dell’arrivo degli altri, Giorgio chiede in prestito una pala ai “vicini” arrivati dalla Russia, una coppia: padre e figlio,  con equipaggiamento non indifferente, questa e’ la loro tenda

per cominciare a pulire lo spazio destinato all’accampamento.
Durante il soggiorno, a parte soffrire perche’ qualcuno ahime’, come gia’ annunciato nel post precedente, si e’ scordato la stufa a casa 😦 😦 😦

Enzo e Mirko si divertono con i loro mezzi  personalizzati,

qualcuno si occupa della logistica e dei rifornimenti. Poi si consolidano le vecchie conoscenze e si aggiungono le nuove.
Per quanto riguarda la situazione meteo, fino a giovedi’ il tempo non e’ dei migliori, poi finalmente fa capolino il sole e tutto cambia prospettiva. Proprio a causa della mancanza della stufa, i proprietari dei mezzi decidono di evitare di passare un’altra notte nei sacchi a pelo ormai umidi se non bagnati e di muoversi il sabato mattina con obiettivo Ospedaletto in Valsugana. Aiutati da Antonio e altri amici smontano il campo base e con il comodo trike catenato e “rimorchiato”;-)

e il side quest’anno e’ tutto molto piu’ semplice: in breve tempo il materiale e’ tutto sul furgone.


…nonostante qualcuno, quando e’ ora di sgobbare sia piu’ invisibile di una pulce nella pelliccia di un Grizzly ;-)…
Antonio si aggrega al gruppo iniziale per il viaggio di ritorno. Fanno tappa ad Iggensbach per un Frühstück corroborante ed energetico. Durante il passaggio a Rosenheim breve tappa da “George” altro locale che per diverse volte, nell’arco degli anni, e’ stato il punto di arrivo della prima tappa del viaggio di ritorno. Dopo un the per scaldarsi cambio di posizione sui mezzi: i due vecchi sul sidecar e i piu’ giovani sul furgone. L’accordo era che, poco piu’ avanti, una volta effettuati i rifornimenti di carburante, i riders avrebbero fatto piu’ tappe per viaggiare piu’ tranquilli, scaldarsi ogni tanto e permettere al Diavolo di far fumo 😉

mentre il furgone e il suo equipaggio, si sarebbero diretti dritti alla meta per accendere la stufa (questa era al suo posto) e far trovare la casa calda all’arrivo degli infreddoliti motociclisti.
INVECE….
A sentire Giorgio, a loro e’ sembrato di vedere un furgone grigio, fermo a lato strada, ma essendo privo di segni particolari particolarmente evidenti, anzi sembrando meno imbrattato dello sporco che il sale e il ghiaccio decora abitualmente i mezzi che percorrono le strade del nord, non hanno minimamente pensato che potesse esserci il loro Daily in panne.


Quando i temerari rientrano in Italia, giungono sms: Siamo fermi a Schwaz con la gomma bucata. Giuseppe, uomo molto pratico risponde perentorio: CAMBIALA!!!!!
Dall’altra parte la risposta e’ : Ah io ho chiamato l’assistenza.
A me quando l’ho sentita mi e’ venuto subito in mente il film Bianco Rosso e Verdone

Cosi’ quando le speranze di riunire il team sono sfumate, mentre gli occupanti del furgone sono rimasti in attesa del carro attrezzi, gli altri sono andati a mangiare a Borgo Valsugana, poi a scaldarsi ed a dormire finalmente al tepore della stufa

in quel di Ospedaletto come programmato.
L’indomani mattina, Antonio e’ partito per casa, e agli altri due non e’ rimasto che andare a recuperare i due rifugiati in terra tirolese, perche’ dovete sapere, che l’assistenza ha si rimorchiato il furgone sino alla piu’ vicina officina Iveco, ma poi… ce li ha lasciati!!!
La profonda delusione di arrivare a destinazione per il recupero e vedere che nulla era stato tentato ha colpito duramente il morale dei soccorritori improvvisati, e pensare che qualche anno fa avevano pure sostituito un cuscinetto ruota nella camera della gasthaus 😉
Un’altra chicca degli sperduti nel Tirolo. Li chiamano per sapere dove sono. Non sanno fornire indicazioni sulla loro posizione.
Una volta piazzato il martinetto di corredo per il daily, smontare la ruota, controllare la gemella interna (qui si sono accorti che il problema probabilmente e’ nato a causa dell’usura delle prolunghe delle valvole dell’aria che sfregando si sono deteriorate)
Risolto il problema “pneumatico” tutto e’ andato liscio, con cena a base di polenta cotechini e piselli.

Il tutto abbondantemente innaffiato di birra della bavaria.

Per ora chiudo qui il mio reportage, in attesa di eventuali correzioni o suggerimenti.
Ringrazio di cuore Antonio che mi ha “regalato” le sue impressioni.

Dedico questa mia fatica alla memoria di un amico che ha condiviso con me e con gli altri parecchi chilometri su queste strade.

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2 Risposte to “Reportage fresco raduno: Elefantentreffen n 55 (per qualcuno n 26)”

  1. Tutto perfetto tranne il conteggio delle partecipazioni ( 26 ). Peccato che manca almeno una foto degli altri amici di Antonio, visto che senza di loro non sarebbe arrivato neppure lui.
    Per la cronaca stiamo già organizzando il prossimo, tanto arriverà ancora gennaio …
    Ciao Giorgio

    • cyberchef Says:

      Io correggo, ma a me risulta che sei partito ventisei volte, o addirittura ventisette, ma quante volte ci sei arrivato a destinazione? Magari facendo anche il viaggio due volte? 😉
      Per la foto degli amici di Antonio, magari me la recapitano. Io non ho problemi ad aggiornare

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