ARCIERI si nasce o si diventa?

Il mese scorso, mentre ero in ferie, finalmente ho avuto l’occasione di vedere e toccare con mano un arco di quelli seri e relative frecce. Sono stato ospite di un mio cugino che ha un figlio arciere. Cosi’ mi hanno anche spiegato che di archi fondamentalmente ce ne sono due tipi. Quello che ho visto e toccato io, l’Arco Olimpico  e quelli con le carrucole detti compound.

Qui vedete i due archi a confronto ravvicinato.

Nel primo ci vuole una discreta forza per mettere in tensione la corda per portare in posizione di tiro la freccia mentre la mano che regge l’arco fa molta meno fatica. Per contro il secondo invece richiede poco sforzo per la tensione della corda, ma molta per reggere il peso dell’arco e quindi e’ il braccio che non scocca che lavora. Io ho provato semplicemente a tirare la corda, dopo che il proprietario dell’arco Ivan senza farsi pregare mi ha montato l’arco in casa, ci ho dovuto mettere un discreto sforzo, non sono certo un forzuto ma nemmeno uno smidollato, inoltre bisogna anche tener conto che in una gara di tiro le frecce scoccate sono 48 nelle gare giovanili (giochi della gioventu’)nelle gare nazionali 60 frecce . Povere braccia, a me sembra gia’ di sentire l’indolenzimento solo a scriverne. Ecco le norme generali: il bersaglio si trova a 18 metri nelle gare indoor

e a 25 quando si gareggia o ci si allena all’aperto. Nelle gare olimpiche invece ci sono 12 volee’ da 6 frecce, a 70 metri. Il punteggio massimo e’ di 10 punti per freccia. Quindi i punteggi massimi partono da 480 per le gare giovanili, 600 nelle gare nazionali e 720 per le gare olimpiche.

Le frecce hanno il corpo (le aste) in fibra di carbonio o alluminio. La punta è sempre metallica, ma ha attacchi diversi a seconda dell’asta cui si unisce.. Le penne stabilizzatrici sono colorate in modo differente in modo che ogni arciere riconosca le sue quando va a recuperarle al paglione. E poi cosi’ si ha la scusa per sfoggiare i propri gusti. Dopo un paio di giorni ho seguito anche una sessione di allenamento, purtroppo il mio reportage fotografico e’ improponibile. Ora vi propongo qualche immagine presa dal sito  web della societa’ Arcieri tre torri di Cardano al Campo, sono scatti di competizioni alle quali ha partecipato il mio mentore, o meglio suo figlio minore, che poi e’ piu’ alto di me.

E’ stato molto piacevole vedere la concentrazione e la cura nella preparazione al tiro che immagino diventi molto piu’ puntigliosa durante le competizioni, sembra quasi che ci sia anche una competizione nell’eleganza dei movimenti.

Certo avvicinarsi a questo sport non e’ proprio economicissimo, Ecco le informazioni gentilmente fornite dai praticanti: un arco Olimpico (è il nome di quello non Compund) viene a costare un 500 euro mediamente accessoriato, poi si aggiungono mirini, stabilizzatore, ricambi, ecc. e si aggiungono facilmente altre 100 / 200 euro. Questa e’ una parte interessante per chi vorrebbe fare una prova: però va sottolineato che si comincia con archi della scuola e non si paga molto per un corso introduttivo (60 – 80 euro) : poi si può decidere se si è interessati a proseguire, altrimenti si smette e amici come prima. Esiste anche l’arco nudo, (senza accessori vari), ma mi pare si usi per iniziare o per il tiro “in campagna” che simula la caccia su di un percorso misto con bersagli ad altezze diverse. Altra roba

Bisogna poi tener conto che serve appoggiarsi ad una societa’, ma a quanto mi risulta non e’ difficile trovarne che offre la possibilita’ a chi ne ha voglia, di provare a centrare i bersagli sui paglioni.

Ho sottoposto un paio di questiti  a Ivan, il cugino che mi ha permesso di soddisfare la mia infinita curiosita’ e che ha sopportato anche le mie incursioni in casa e in palestra (magari gli e’ persino venuto voglia di farmi fare da bersaglio visto che sono un bel rompip…). Ecco le domande che gli ho posto e le sue risposte:

Qual è stato l’input che ti ha spinto a provare a tirare.

Mia mamma voleva farmi fare uno sport diverso dal solito calcio, che non mi interessava, e aver già provato da bambino a tirare con archi “scuola”, mentre mio padre seguiva un corso introduttivo presso una società di arcieri.

Quando inizi una competizione, ti prefiggi un obiettivo o piuttosto cerchi di dare il meglio lottando al meglio delle tue possibilita’?

Dipende com’è andato l’allenamento precedente la gara. Se ho la sensazione di essere andato bene, mi pongo un obiettivo di punti nella gara successiva, altrimenti cerco di dare il meglio e mi accontento di quanto riesco a fare, anche se cerco di non scendere mai sotto un minimo di punti per ogni manche

Voglio anche informarvi che sinora, come ho gia’ scritto piu’ sopra, ho provato solo a tendere la corda, se mi capitera’ di fare due tiri cerchero’ di non trafiggere nessuno

Promesso!!

A questo punto non posso esimermi dal ringraziare per primo Marco che mi ha fornito tutta la collaborazione richiesta e senza farsi pregare troppo, nonostante il lavoro lo tiene impegnato oltre misura. Suo figlio Ivan, l’arciere che ho soprannominato il Robin Hood di casa. La sua famiglia che mi ha sopportato pazientemente.

Ringrazio sentitamente la societa’  A.S.D.Tre torri di Cardano al Campo, che mi ha concesso il materiale fotografico, anzi invito chi a passione per questo sport o e’ solo curioso a vederle tutte qui:

http://www.arcieritretorri.it/foto.aspx

A risentirci spero presto con altre news su questo sport o altro che incontrero’ nelle mie vicissitudini

🙂

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3 Risposte to “ARCIERI si nasce o si diventa?”

  1. giorgio Says:

    Abbiamo provato anche io e Mirko all’Elba nel 2006 ma decisamente troppo statico come sport …
    Naturalmente ognuno ha i propri gusti !

    Ciao Giorgio

    • cyberchef Says:

      Statico proprio tanto non direi, specialmente se sei davanti alla freccia 😉

      Scherzi a parte, in effetti non ti muovi molto, ma il fattore concentrazione e’ molto forte
      ciao

  2. In effetti nelle gare all’aperto, anche se non si corre affatto, si sgamba un po’ tra linea di tiro e camminata fino al bersaglio (che in categorie più adulte arriva a 90 metri di distanza).
    Inoltre si passano parecchie ore in piedi, soprattutto in gare come le FITA (144 frecce da tirare) cercando di tenere alta la concentrazione: alla fine si è belli stanchi (soprattutto i ragazzi).

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