Chi ben incomincia

Lunedì scorso, finalmente un po’ di meritato riposo, terminata la clausura, finalmente un po’ di vita all’aria aperta.
Ma cominciamo dall’inizio.
Domenica pomeriggio, si definisce il check point:” domani mattina alle otto a casa mia” mi dice al telefono il mio mentore.
Alla sera dopo un temporale bello forte da sembrare agostano, sono le 22, sto ancora terminando le pulizie e il riordino della cucina. Mi accorgo che ho una chiamata persa sul cellulare. Richiamo il compagno di scorribande nel bosco. Mi dice: ha piovuto e domattina ci bagnamo se ci infiliamo tra le piante. Spostiamo il check point al pomeriggio.
Così slitto al mattino i miei impegni pomeridiani. Non ho nessuna intenzione di rinunciare ad un giro nel bosco.
Ore 14 preciso come un orologio svizzero sono a destinazione. Ho in dotazione i nuovi scarponcini che sostituiscono quelli che dopo circa 15 anni di onorato servizio mi hanno abbandonato all’ultimo giro tra le fronde del Monte Beigua.
Dopo 4 ore circa di perlustrazione si torna a casa. Il collaudo le nuove scarpe lo hanno superato brillantemente.

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Ho avuto in dono quasi tutto il raccolto da solo avrei avuto una foto più piccola: molto più piccola.
Avevo promesso alla mia dolce (non sempre) metà, una cenetta a base di boleti. Così arrivato a casa, ho impanato la cappella di uno dei due porcini gemelli. Ne ho cucinato il gambo insieme all’altro intero per farne un risotto. Ho proceduto in questo modo: ho messo in un tegame un cucchiaio di cipolla tritata, mezzo spicchio d’aglio e un cucchiaino di prezzemolo tritato con tre cucchiai di olio d’oliva, fatto rosolare leggermente ho aggiunto i funghi a cubetti, li ho sfumati con del vino bianco, ho coperto dopo aver aggiunto un pochino di sale. Dopo 10 minuti ho aggiunto il riso del brodo ed ho lasciato a mia moglie l’incombenza di sorvegliarlo mentre io sono andato nella doccia ad eliminare ogni residuo del pomeriggio. Mi son portato a casa perfino un rametto dentro la maglia.
Esco dalla doccia e mentre il riso finisce di cuocere io friggo i funghi impanati. Cinzia ne è golosa. Io friggo e lei se li gusta al volo. Purtroppo la scorta di pan grattato è finita. Si deve accontentare.
Dopo cena dieci minuti di relax poi via in garage a trattare gli altri funghi. Un paio li dono ai miei vicini di casa , qualcuno lo metto da parte per i suoceri, poi comincio a pulire i più piccoli per farci poi il sugo, e quelli più grandi una volta puliti senza bagnarli, li affetto e li stendo su una rete metallica per l’essicatura. Non disponiamo di un grande freezer quindi ritengo sia il miglio metodo per conservarli e gustarli tra un po’.
Il sugo l’ho preparato sempre con fondo di cipolla tritata, aglio e prezzemolo anch’essi tritati e olio d’oliva. Una volta rosolato il soffritto, ho aggiunto un bel bicchiere di vino bianco, l’ho lasciato evaporare e poi ho unito la polpa di pomodoro, sale, un poco di dado ed ho lasciato cuocere una mezz’oretta o poco più a fiamma dolce.
Un vasetto oggi è arrivato sino in Piemonte. Si trova sempre chi apprezza le gioie del bosco.

Grazie Dino

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